Agata Paradiso per TEATRO magazine

Non la chiamerei “giovane promessa Pugliese” del teatro, perché Agata Paradiso (nonostante sia giovane nell’età) è ormai un’attrice, certezza nel nostro mondo teatrale, che ha raggiunto una lodevole maturità scenica. 

La sua recitazione e padronanza del palcoscenico, affascina il pubblico, le sue interpretazioni catturano il cuore, serrano lo stomaco, permettono l’isolamento dal mondo reale agli spettatori.

Indimenticabile l’ultimo lavoro 

“Storie di antimafia”, uno spettacolo “delicato, fragile, vero, carico di parole, violento nei suoi silenzi, vuoto e pieno, che mi prende a cazzotti e mi accarezza”, 

per usare le sue stesse parole, “Nessuna scenografia, nessuna azione, “solo” persone, “solo” racconti che vogliono essere ascoltati!”

Abbiamo incontrato Agata e abbiamo fatto “quattro chiacchiere” sul teatro.

Agata, quale è la tua personale definizione di Teatro?

Per quanto mi riguarda il teatro è una meravigliosa forma d’arte, un’espressione delicata di bellezza. Il teatro è il vestito formale dei desideri. Tutti noi interpretiamo nella vita di tutti i giorni un ruolo, ebbene il teatro riesce a ripulire e a dare bellezza allo sforzo quotidiano che ogni uomo fa e riesce a farlo in una maniera elegante e sublime, difficilmente ci si può opporre. Nella mia vita rappresenta la mia isola felice.

Tu hai capito da subito di voler fare l’attrice?

Sin da piccola ho sentito in modo molto forte il bisogno di comunicare il mondo che mi porto dentro, a dire la verità inizialmente credevo di voler fare la cantante, infatti mi chiudevo spesso in camera a cantare, senza rendermi conto che in realtà la drammatizzazione degli eventi della mia vita, c’è sempre stata, anche da piccola quando recitavo le poesie di natale, in piedi sulla sedia a casa di nonna -la commozione prende un attimo il sopravvento, poi con fierezza continua – tutto era recitato, tutto era interpretato, cercavo di essere in quel momento qualcun altro, credo quindi che sin da piccola ho maturato questo desiderio. Nel 2010 entrando in una libreria trovai una locandina di un laboratorio teatrale…il mio percorso di studio cominciò da lì. 

Quali i suoi progetti per il futuro? Innovare o approfondire? 

Sicuramente voglio terminare tutti i progetti già iniziati. Ovvero il progetto cinematografico nans il film horror del regista Giovanni Aliosio, continuare a portare anche nelle scuole lo spettacolo “Storie di antimafia” per contagiare più gente possibile perché il tema è davvero importante e delicato, c’è un grande desiderio di tornare a scrivere, scrivere uno spettacolo come ho già fatto nel 2014, come farebbe una “sarta”, ho bisogno di crearmi con amor proprio un bel vestito. 

Innovare o approfondire, sicuramente approfondire innovandomi, cercando di scoprirmi il più possibile nei miei progetti e nelle mie capacità e miei limiti per lavorare su tutto ciò.

Simona Cavallari per TEATRO magazine

Insieme ad Ettore Bassi, sul palco con lui, a Nardò, Simona Cavallari, attrice di successo al cinema e al teatro.

L’attendiamo in platea, a porte chiuse, poco dopo la vediamo arrivare dalle quinte, con sorriso amabile e infinita gentilezza decidiamo insieme di proseguire l’intervista in modo molto informale…sedute proprio lì, una accanto all’altra… sul proscenio… 

Le chiediamo subito di fare un passo indietro, all’inizio della sua carriera, dove tutto è cominciato, e soprattutto le chiediamo in che modo ha avuto inizio tutto ciò.

“Per volere del destino -afferma-  in realtà io ho sempre desiderato di fare la ballerina di danza classica, ma un incontro casuale con un regista, 

(sorride ricordando) che si innamorò dei miei capelli lunghi e riccissimi… all’età di 7 anni mi volle per girare alcuni spot, alcune pubblicità…e da lì la mia carriera ha avuto inizio…

Un sogno quindi che non si è realizzato

“Si in effetti per molti anni ho avuto il rimpianto per non aver fatto la ballerina, poi ho capito…in realtà il teatro mi offre tanto…anche la possibilità di fare dei corsi degli stage con ballerini professionisti… e quindi ho tutto!”

Le chiediamo quindi un consiglio per chi volesse intraprendere la sua stessa carriera:

“Sicuramente questo non è un buon momento per i giovani, quando ho cominciato io a lavorare al cinema e poi a teatro ricordo esattamente che veniva premiata la qualità, lo studio il talento vero…ora attraverso tutti questi reality i ragazzi cominciano a credere che basta apparire in tv per divenire subito famosi, invece no…non è così che dovrebbe andare! Questo è un lavoro che richiede molto studio, io consiglio prima di tutto di chiedersi se davvero ne vale la pena, e poi studiare…studiare tanto!”

È quasi ora di andare in scena, vogliamo liberarLa, ma non possiamo esimerci dal farLe un’ultima domanda, quella che chiude tutte le nostre interviste, Le chiediamo di lanciare un messaggio, si chiama “un messaggio da parte del teatro”

“Il mio messaggio va ai genitori: non abbiate paura di portare i ragazzini a teatro, perché magari è vero le prime volte si annoieranno, però poi i profumi del teatro…vedere le differenze tra uno spettacolo e l’altro…i bambini si appassionano! 

E poi un messaggio alle istituzioni, ai comuni agli assessori: date una mano al teatro, investite nel teatro, portatelo alla ribalta!”

Ettore Bassi per TEATRO magazine

A Nardò abbiamo avuto l’onore di incontrare Ettore Bassi, e la nostra intervista comincia citando il grande maestro Marcello Mastroianni e chiedendo a Bassi se condivide il pensiero: 

“ Il teatro è un tempio, un tempio dove non entra mai il sole. Si lavora sempre con poca luce, nel silenzio più assoluto; il testo va rispettato nelle sue virgole, va approfondito, perchè tutto è nella parola.” 

Bassi sorride: “Sì, concordo e perché il teatro è sicuramente un ambiente, un luogo di accoglimento, un luogo in cui c’è un’immersione totale nelle emozioni, nei racconti, nelle storie e quindi è un luogo, un luogo sacro come lo è sempre stato da quando è nato fino ad oggi è sempre stato un luogo sacro.

Oltre al teatro, abbiamo avuto il piacere di vederla in televisione in diverse fiction, in base alla sua esperienza, che rapporto c’è tra il teatro e la televisione?

“Bè, c’è un rapporto che è gestito unicamente da da o o per lo meno che è tenuto insieme dalla figura dell’attore; è l’attore che crea l’unione tra questi due ambiti che sono apparentemente distanti, ma poi in realtà non lo sono neanche così tanto e allo stesso tempo lo sono perché, perché si vive nell’uno e nell’altro di dinamiche differenti, ma poi la sostanza non cambia ; quindi in teatro c’è una fruizione della storia diversa dalla televisione ma l’attore poi è impegnato ad avere, ad ottenere lo stesso risultato, cioè quello di portare le emozioni a chi, a chi lo guarda, quindi in un luogo, lo si fa direttamente in un rapporto carnale perché è un rapporto di presenza fisica e nell’ alto lo si fa attraverso un rapporto emozionale di trasmissione attraverso, attraverso l’immagine che è comunque sempre un tipo di comunicazione molto sottile.”

Quindi, educare i ragazzi al teatro, in che modo bisogna farlo?

“Bisogna portarli a teatro e farli vedere spettacoli interessanti, moderni, per moderni non intendo non classici, i  classici sono i più moderni di tutti, bisogna saperli raccontare e bisogna saperli, 

saperglieli far vivere e perché il classico non deve spaventare, nel senso che in quanto classico ha un linguaggio universale che vale per sempre e per tutti.

Il problema è che spesso gli si fa vedere spettacoli sbagliati con attori sbagliati per loro e quindi pensano che il teatro sia quello  per cui non li interessa e anche non li viene raccontato in un certo modo, quindi io penso che si debba fare un lavoro di 

umiltà da parte degli attori e da parte delle compagnie di andare incontro alla scuola, non è solo la scuola che deve avere la volontà di portare i ragazzi a teatro, ma deve avere anche la volontà di raccontarglielo in un certo modo il teatro quindi di farglielo vivere per quello che in realtà è cioè un luogo di emozioni, il teatro è il loro posto, quindi è solo un discorso di umiltà di mettersi, di mettersi un pochino più a favore di, di questo progetto.”

Anche a Bassi, come è nostra consuetudine fare chiediamo per i giovani “un messaggio da parte del teatro”

Sì, l’invito è quello di non perdere mai la 

voglia, lo spunto, lo stimolo di varcare l’ingresso di un teatro perché, perché varcare l’ingresso di un teatro è varcare l’ingresso di una storia che ci riguarda e in teatro si raccontano storie che ci riguardano e quando la storia ci riguarda e viene raccontata in un teatro è una storia che poi ci da speranza, una storia che ci aiuta ad incontrare noi stessi, a conoscerci un po’ di piiù e uscire da questo luogo un po’ migliori, un po’ diversi, non bisogna appunto perdere la voglia, non bisogna disarmarsi difronte alla pigrizia o alla, alla velocità con cui tanti mezzi seduttivi oggi ti distraggono e ti tengono lontano da questo tipo invece di educazione e perseverare, perché poi alla fine, io sono dell’idea lo dico sempre che se una cosa c’è, esiste da sempre e continua a farlo è perché dentro c’è  una verità assoluta che riguarda tutti e non smetterà mai di riguardarlo, quindi il teatro è una di queste cose per cui bisogna continuare a nutrirlo e nutrirsi con lui.

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

Ieri sera, #Teatromagazine era presente al Fondazione Nuovo Teatro Verdi di Brindisi per assistere alla prima del grande spettacolo «AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA», (in replica questa sera).

Sold out per il maestro Gianluca Guidi ed il suo magnifico cast.
Entusiasmo allo stato puro, sin dalle prime parole udite da una voce fuori campo: “C’era una volta, anzi c’è, o meglio ancora potrebbe esserci”, è la “Voce di lassù”, Dio, interpretato dal maestro Enzo Garinei, nascosto con il suo leggio su uno dei ballatoi laterali della sala del Verdi.

«Aggiungi un posto a tavola»… il musical per eccellenza, ha la firma di Garinei e Giovannini.
Scritta con Jaja Fiastri, con le musiche di Armando Trovajoli e le coreografie di Gino Landi. 

Alla guida del grande spettacolo musicale, il maestro Gianluca Guidi (don Silvestro) il parroco che dirige “l’arca”. 
Eccezionali scenografie, effetti speciali sublimi, il diluvio poi, uno spettacolo di colori e suoni che permettono allo spettatore di immergersi completamente nella storia, abbandonando la realtà. 

Decine di personaggi affiancano il maestro Guidi, si alternano sul palcoscenico con balletti coinvolgenti e battute esilaranti. 
Solo per citare alcuni grandi personaggi, Emy Bergamo, che interpreta Consolazione, la donna mondana redenta, così definita “pecorella smarrita”, Marco Simeoli in quello del sindaco Crispino, Piero Di Blasio è Toto, Camilla Nigro è Clementina e Francesca Nunzi interpreta Ortensia. Enzo Garinei la “Voce di lassù”.

Più di due ore di puro divertimento e travolgente passione per il musical, con un’eccezionale sorpresa finale che non osiamo svelare, perché “Aggiungi un posto a tavola” è in replica al Verdi anche questa sera, giovedì 31 gennaio, con sipario alle ore 20.30.