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“Il SALONE MARGHERITA non può restare al buio”! L’appello di Morgana Giovannetti

“Il SALONE MARGHERITA non può restare al buio”! L’appello di Morgana Giovannetti

di Valeria Stano

Potremmo definirlo il salotto del sabato sera per italiani degli anni ’90.

Una grande compagnia che mette in scena spettacoli satirici, basati essenzialmente su eccellenti imitazioni di personaggi noti. Grandissimi consensi accompagnati da regolari accuse.

Il Bagaglino, ha raccontato negli anni e messo sul palco del Salone Margerita, le varie storie di attualità, dalla politica allo spettacolo nessuno escluso, da l’ascesa di Berlusconi a Craxi e Tangentopoli, dalle note liti tra Clinton e Saddam Hussein. Tra le imitazioni che hanno riscosso più successo la Carrà e la De filippi di Leo Gullotta e l’incredibile Andreotti imitato dalla giovanissima Morgana Giovannetti di appena 6 anni.

Ed è proprio con lei, oggi attrice di successo, che affrontiamo un doloroso argomento: la messa in vendita del palco che l’ha vista nascere attrice. Un breve ma intenso sfogo della Giovannetti sui social che non passa inosservato:

“Questa foto è brutta. (il post è accompagnato da una foto del Salone Margherita a luci spente) Eppure è stata scattata, oggi, nel teatro liberty più bello d’Italia, il Salone Margherita. Questa foto è buia, perché le luci le hanno staccate. Il flash di questo iPhone potrebbe essere l’ultima luce puntata in questo posto magico. Bisogna portar via le nostre cose…

Perché la Banca d’Italia deve chiuderlo. Chiuderlo senza un’effettiva utilità immediata. Perché, si, è in vendita, ma nessuno l’avrebbe comprato. E quindi perché va chiuso? Per lasciare che il buio la muffa e chissà quali animali se ne occupino? Non è meglio tenerlo vivo? Lasciarlo alle cure e all’arte di chi lo ama da una vita in attesa di un vero motivo per fermarsi?

Questa questione non va mischiata con la chiusura dei teatri per covid, in questo caso non c’entra nulla…

Ma possibile che tanta bellezza, storia, architettura possano meritare un simile trattamento?

Questa foto è brutta, perchè questa storia è brutta.

È il nostro teatro, il vostro… è il Mio teatro!

Non si sa cosa succederà dopo averlo liberato, la speranza di qualcosa di incredibile resta forte… ma intanto mi chiedo: Perché non ho 10 milioni di euro?”

Morgana, cosa rappresenta per te questo teatro?

Il punto non è cosa rappresenta per me.  

Io Potrei stare pagine e pagine a scrivere di ogni momento che ci ho vissuto, da bambina, da adolescente, da donna. Potrei raccontare di ogni consapevolezza di me che ci ho raggiunto, ogni affetto che li dentro ho creato e curato, ogni maestro che ho osservato e che mi ha sorriso, ogni paillette che ci ha dato luce, ogni battuta per cui ho riso, ogni pennetta all’arrabbiata all’intervallo che ho mangiato, tutti gli applausi e tutte le risate che ho sentito scoppiare con fragore, la musica d’attesa, la musica di scena. Le emozioni prima che il sipario si aprisse, l’attesa della gente felice fuori dai camerini a spettacolo finito che ci aspetta felice.  

E ogni 31 dicembre, dopo la serata speciale di capodanno, quando tutto il pubblico è gia verso le proprie case mangiato bevuto e divertito… il nostro rito: gli spaghetti aglio e olio a notte fonda, tra pochi intimi rimasti, tra noi,  dopo la serata più lunga dell’anno, a commentare quanto sia andata bene, a sentire quel senso di rilassatezza iniziare a far capolino tra l’adrenalina e la soddisfazione di un’ottima serata. 

Il punto è cosa rappresenta per il pubblico. Per le persone. Per un paese come il nostro che è conosciuto nel mondo per la propria bellezza. E qui stiamo parlando di un monumento BELLISSIMO. Di un posto che basta entrarci una volta per rimanere inebriati dall’atmosfera, storditi dalla sua storia, incantati dall’unicità del suo stile. 

Sfido a trovare un altro teatro liberty così intatto e meraviglioso in tutta Italia. 

Teatro magazine è al tuo fianco, ti va di fare un appello a chi potrebbe cambiare le sorti del Tuo, del nostro Salone Margherita?

Si. Certo. L’appello è che non venga abbandonato li. Che non venga lasciato lì chiuso al buio in attesa di chissà cosa. L’appello è che ci sia luce. Su questa situazione, e su quel palco.  

Che lo si tratti con il rispetto che la storia della nostra cultura merita.

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