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Il momentaneo silenzio del Teatro

Il momentaneo silenzio del Teatro

Il nostro magazine nasce il 31 luglio del 2018.

Da quel momento godiamo di un grosso privilegio, ovvero quello di frequentare assiduamente teatri, di incontrare e fare “quattro chiacchiere” con personaggi dello spettacolo di fama nazionale ed internazionale, ma non solo.

In questo momento di sospensione forzata, abbiamo avuto modo di ripensare al nostro, seppur breve, ma intenso percorso fatto fin ora. Sì, le interviste sono solo una parte del nostro lavoro, ma è il momento in cui abbiamo la possibilità di guardarci negli occhi e possiamo asserire che dietro ogni incontro c’è molto di più.

C’è un momento particolare, che vorremmo raccontarvi, perché è quello che in questo periodo ci salta alla mente e ci procura maggiore preoccupazione: è il momento che precede l’intervista.

Sono minuti che hanno decisamente qualcosa di “magico”, di “speciale”, di “surreale”. Ci troviamo quasi sempre in un teatro completamente vuoto, dove è possibile avvertire in modo chiaro e nitido i passi veloci e costanti dei tecnici, le piccole battute che si permettono tra di loro (solo perché credono che nessuno li ascolti), è possibile respirare un profumo nell’aria diverso dal solito,  il sipario appare di un colore addirittura mai visto prima, i fari della ribalta che si accendono ad intermittenza per le prove luci sembrano emanare polvere dorata e la cosa che ci colpisce sempre e maggiormente è che abbiamo il grande privilegio di vedere qualcosa che gli altri non vedranno: vediamo la macchina che si nasconde dietro uno spettacolo. Si, noi abbiamo il vantaggio di assistere a due spettacoli. Uno a porte chiuse e con il palcoscenico vuoto, l’altro con la platea piena e l’artista sul palcoscenico.

Ecco è a quella “macchina” che in questo momento rivolgiamo il nostro primo pensiero. Registi, tecnici, scenografi, organizzatori, autori, sarti, truccatori, addetti al botteghino, direttori artistici, addetti alla pulizia generale del teatro e tanto altro…

Sono figure queste che lavorano in silenzio. Sono figure che puntualmente troviamo nell’ombra della regia ed è lì che ci restano fino a quando la sala non sarà nuovamente vuota alla fine dello spettacolo.

A loro, che in questo periodo non ci è permesso di incontrare, va il nostro primo, affettuoso pensiero.

Viene da chiederci: come staranno vivendo questo terribile momenti tutti questi lavoratori, addetti dello spettacolo? Lo Stato sta provvedendo a sostenerli o rischiano di rimanere nel dimenticatoio? Come dice Fiorella Mannoia nel suo appello alle Istituzioni è importante che “Nessuno resti indietro”!

A loro e a tutti coloro che vivono il teatro da vicino, che abbiamo avuto l’onore di incontrare e a tutti coloro che avremmo dovuto conoscere in queste settimane, vorremmo far sentire il nostro sincero supporto, e nel farlo non possiamo fare a meno di chiederci ancora: cosa troveremo tra qualche mese (perché siamo consapevoli che i teatri saranno gli ultimi ad aprire le porte) quando torneremo a trovarli? Faremo forse finta di nulla e riprenderemo dall’ultimo spettacolo in programmazione? Saremo capaci di far finta di nulla? Molti avranno perso il lavoro, sono centinaia gli spettacoli saltati, annullati e nella migliore delle ipotesi rinviati, ma questo periodo cosa ci provocherà?

È vero, il teatro è vita, il teatro non può fermarsi, qualcuno si è subito adoperato a “trasferire” momentaneamente il palcoscenico online, c’è l’opzione dello streaming, anche noi di Teatro magazine abbiamo promosso iniziative per tener compagnia ai nostri lettori e a tutto il pubblico con piccoli video, monologhi, ma ogni cosa ha il suo tempo e questo, riteniamo, sia il tempo di un concreto resoconto. Sì, qualsiasi iniziativa sarà sempre ben accetta, ma bisogna far i conti con ciò che più ci manca e soprattutto è necessario far sentire la nostra voce.

È il foyer, è l’ultimo caffè prima di andare in scena, è il brusio della sala che si riempie, è il pubblico, è il copione che per abitudine resta accanto a te anche se rimarrà chiuso tutto il tempo, è la vocina del tecnico nell’auricolare, è l’urlo “MERDA” prima di cominciare, è il primo applauso della serata, è la standing ovation finale, è l’inchino verso il pubblico e il rumore del sipario che si chiude, è l’ultimo spettatore che ha avuto la pazienza di attenderti fuori dal teatro per farti i complimenti e il ritorno verso casa…la passeggiata che serve per fare un rapporto dettagliato della serata. È tutto questo che è stato messo in quarantena con noi che ci manca.

È vero “Andrà tutto bene”, lo ripetiamo da settimane e sicuramente, anche se per ultimi, saremo capaci di riempire da subito i nostri teatri, ma al di là di ogni superficiale previsione che possiamo fare, crediamo che sia per noi doveroso rivolgerci ora a tutti gli operatori teatrali e a tutti i direttori, per dare la nostra più completa disponibilità. Toccherà a noi ricominciare, dare fiducia e supportare soprattutto le piccole compagnie, ricostruire le rassegne, fare la giusta pubblicità, riedificare quel “dopo pandemia” che ci ha bloccato per mesi.

Noi ora non siamo certamente esenti da momenti di scoraggiamento, giorni apatici e a volte sofferenti, ma possiamo garantire che non ci tireremo indietro, saremo costantemente al vostro fianco perché siamo consapevoli che tocca a noi riaprire il sipario.

Valeria S.

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