Ettore Bassi per TEATRO magazine

A Nardò abbiamo avuto l’onore di incontrare Ettore Bassi, e la nostra intervista comincia citando il grande maestro Marcello Mastroianni e chiedendo a Bassi se condivide il pensiero: 

“ Il teatro è un tempio, un tempio dove non entra mai il sole. Si lavora sempre con poca luce, nel silenzio più assoluto; il testo va rispettato nelle sue virgole, va approfondito, perchè tutto è nella parola.” 

Bassi sorride: “Sì, concordo e perché il teatro è sicuramente un ambiente, un luogo di accoglimento, un luogo in cui c’è un’immersione totale nelle emozioni, nei racconti, nelle storie e quindi è un luogo, un luogo sacro come lo è sempre stato da quando è nato fino ad oggi è sempre stato un luogo sacro.

Oltre al teatro, abbiamo avuto il piacere di vederla in televisione in diverse fiction, in base alla sua esperienza, che rapporto c’è tra il teatro e la televisione?

“Bè, c’è un rapporto che è gestito unicamente da da o o per lo meno che è tenuto insieme dalla figura dell’attore; è l’attore che crea l’unione tra questi due ambiti che sono apparentemente distanti, ma poi in realtà non lo sono neanche così tanto e allo stesso tempo lo sono perché, perché si vive nell’uno e nell’altro di dinamiche differenti, ma poi la sostanza non cambia ; quindi in teatro c’è una fruizione della storia diversa dalla televisione ma l’attore poi è impegnato ad avere, ad ottenere lo stesso risultato, cioè quello di portare le emozioni a chi, a chi lo guarda, quindi in un luogo, lo si fa direttamente in un rapporto carnale perché è un rapporto di presenza fisica e nell’ alto lo si fa attraverso un rapporto emozionale di trasmissione attraverso, attraverso l’immagine che è comunque sempre un tipo di comunicazione molto sottile.”

Quindi, educare i ragazzi al teatro, in che modo bisogna farlo?

“Bisogna portarli a teatro e farli vedere spettacoli interessanti, moderni, per moderni non intendo non classici, i  classici sono i più moderni di tutti, bisogna saperli raccontare e bisogna saperli, 

saperglieli far vivere e perché il classico non deve spaventare, nel senso che in quanto classico ha un linguaggio universale che vale per sempre e per tutti.

Il problema è che spesso gli si fa vedere spettacoli sbagliati con attori sbagliati per loro e quindi pensano che il teatro sia quello  per cui non li interessa e anche non li viene raccontato in un certo modo, quindi io penso che si debba fare un lavoro di 

umiltà da parte degli attori e da parte delle compagnie di andare incontro alla scuola, non è solo la scuola che deve avere la volontà di portare i ragazzi a teatro, ma deve avere anche la volontà di raccontarglielo in un certo modo il teatro quindi di farglielo vivere per quello che in realtà è cioè un luogo di emozioni, il teatro è il loro posto, quindi è solo un discorso di umiltà di mettersi, di mettersi un pochino più a favore di, di questo progetto.”

Anche a Bassi, come è nostra consuetudine fare chiediamo per i giovani “un messaggio da parte del teatro”

Sì, l’invito è quello di non perdere mai la 

voglia, lo spunto, lo stimolo di varcare l’ingresso di un teatro perché, perché varcare l’ingresso di un teatro è varcare l’ingresso di una storia che ci riguarda e in teatro si raccontano storie che ci riguardano e quando la storia ci riguarda e viene raccontata in un teatro è una storia che poi ci da speranza, una storia che ci aiuta ad incontrare noi stessi, a conoscerci un po’ di piiù e uscire da questo luogo un po’ migliori, un po’ diversi, non bisogna appunto perdere la voglia, non bisogna disarmarsi difronte alla pigrizia o alla, alla velocità con cui tanti mezzi seduttivi oggi ti distraggono e ti tengono lontano da questo tipo invece di educazione e perseverare, perché poi alla fine, io sono dell’idea lo dico sempre che se una cosa c’è, esiste da sempre e continua a farlo è perché dentro c’è  una verità assoluta che riguarda tutti e non smetterà mai di riguardarlo, quindi il teatro è una di queste cose per cui bisogna continuare a nutrirlo e nutrirsi con lui.

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